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Poggio di Otricoli

Cenni Storici

Noto in passato come "Castrum Podii Medii" o come "Pogium Moggii", venne nominato per la prima volta in un documento del 1237, un atto di vendita del castello ivi esistente, ai narnesi Tebalduccio Dorgani e Piergentile. Nel 1277 Narni accettò la sottomissione dei poggiani, fatto che venne confermato nei documenti del 1371. Ancora nel XVI sec., Poggio era assoggettato a Narni motivo per cui pagava le tasse in occasione della festività del Santo Patrono Giovenale e, in periodo di attività militari, inviava dei contingenti.
Nel 1518, Papa Leone X, emanò un breve documento, in cui esentava Poggio dal vassallaggio di Narni, città divenuta ribelle alla Chiesa, e per questo scomoda per le politiche papali. Vi furono poi delle contese con il Comune di Calvi, che cessarono nel 1764, con un atto di transazione ufficiale. Solo nel 1815 Poggio si liberò dal dominio narnese, passando successivamente sotto l'autorità del Comune di Otricoli, del quale è parte ancora oggi.

Geofrafia e Geologia

Il Borgo rappresenta un tipico esempio di fortificazione con pianta a "Nocciolo" compatto, ed è attraversato da due vie principali, intorno alle quali si sviluppa l'intero centro abitato.
I confini naturali tra Umbria e sabina, sono limitati dal Tevere ad ovest e nel versante orientale da un sistema montuoso che prosegue, al di là del fiume Nera, nei rilievi collinari del comprensorio amerino. Questa catena è costituita dal Monte Cosce (m. 1114), Monte San Pancrazio (m. 1028), Colle di Vasciano (m. 925) e dal Monte Ventatoio (m. 909), ed è preceduta da una più bassa serie di alture rivestite dai boschi, alle cui pendici si trovano Calvi (m. 401) e Poggio (m. 387).
Poggio sorge su un colle di formazione pliocenica, dove affiora "il retico - il terreno più antico che si trova in Umbria - con una stretta striscia lunga 5 km, alla base dei calcari mesozoici del lias inferiore, che vanno a formare la maggior parte dei monti suddetti, ricchi di fossili di gasteropodi e dei branchiopodi."
Già Terenzi, sul finire dell'ottocento, aveva sottolineato l'importanza geologica di queste rocce liassiche: "Calcari bianco lattei o di color bigio, privi affatto di selci che stivate ad ovest, si perdono sotto il pliocene di rimpetto al castello di Borgaria e solo a Schifanoia ed al Poggio, le dette rocce spuntano fuori dagli addossamenti alluvionali e pliocenici"